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Napolitano:

La prima volta per parlare d’Europa. L’intervista registrata andata in onda ieri sera alla trasmissione televisiva “Che tempo che fa” al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rappresenta il debutto del Capo delle istituzioni italiane in prima serata. Quindici minuti all’interno de Lo Studio alla Vetrata per parlare del Vecchio Continente e delle sue politiche, temi molto cari a Napolitano che recentemente ha pubblicato anche un libro di approfondimento dal titolo “La via maestra” (una conversazione insieme al giornalista di Repubblica Federico Rampini).

Le domande di Fabio Fazio sono state una panoramica su questioni continentali molto attuali. Inutile negare che il periodo storico è delicato con l’austerità europea da molti vista sempre più con occhio critico. Dunque a cosa può servire l’Europa? Napolitano invita a non ricordare solo gli ultimi cinque anni di austerità ma anche a soffermarsi sulla verità che l’Europa è servita nel corso degli anni a “garantire la pace”. Dunque essere europei significa “avere consapevolezza di una cultura comune”. Il nostro continente si fonda su “un insieme di valori” che da tessuto connettivo comune si è “trasformato in progetto politico”.

Napolitano però aggiunge che le istituzioni europee dopo che la crisi è scoppiata non sono state in grado di stabilire un rapporto diretto con i cittadini lasciando in secondo piano temi importanti come la comunicazione e il coinvolgimento.

Per quanto riguarda i partiti euroscettici Napolitano ha voluto ricordare che negli ultimi 60 anni in Europa si è costruito un diritto comune e forti rappresentanze euroscettiche renderebbero più faticoso il cammino. Anche se il Presidente appare fiducioso per il futuro sostenendo di non credere a “un’Europa che torni indietro”.

Ma parlare di Europa significa anche non dimenticarsi dei dati allarmanti che interessano la disoccupazione dei ragazzi. Napolitano lancia un messaggio chiaro: “i giovani non devono continuare a pagare per il debito delle generazioni più anziane”.  

Foto derivata da questa foto di Roberto Ferrari (vedi licenza)
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La Redazione

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