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Lavoro: più opportunità per operai specializzati

Dai dati Unioncamere le imprese che in Italia, nel secondo trimestre del 2014, hanno aperto una procedura fallimentare sono state 4.044, in aumento del 15,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Tra queste, oltre il 77% ha riguardato le società di capitale, settore in cui la chiusura di imprese continua a crescere con ritmi più elevati (+20,8%) rispetto a quelli osservati per le società di persone (+12,9%) e per le altre forme giuridiche societarie (+18,5%).

Il 25% dei fallimenti riguarda le attività commerciali, in aumento del 29% rispetto al 2013. A seguire il settore delle costruzioni con 842 casi (12,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2013), e la manifattura, con 800 fallimenti (l'8% in più dell'anno precedente).

Riguardo ai dati sull'occupazione sempre secondo i dati Unioncamere risultano essere più opportunità per operai specializzati, conduttori di impianti, addetti alle vendite e alla ristorazione ma anche per ingegneri e altre figure dal profilo scientifico; meno per impiegati e tecnici. Le 96mila entrate in più rispetto al 2013, programmate dalle imprese dell’industria, dei servizi e dell’agricoltura (che complessivamente saranno 1.389.000) si concentreranno quindi soprattutto su questi profili professionali. Tra i profili di operai specializzati, i più ricercati sono elettricisti (6.500 assunzioni, +2.200 rispetto al 2013) e operai addetti alle macchine confezionatrici (rispettivamente 7.300 ingressi, +1.200)

L’incremento delle assunzioni non porterà però in attivo il saldo occupazionale dell’anno in corso. Le 1.389.000 assunzioni programmate, considerate per la prima volta comprendendo anche il settore agricolo risultano in crescita del 7,4% rispetto al 2013. A prevalere sono i contratti di lavoro dipendente (1.295.000 unità, pari al 93% del totale), in aumento dell’8,7% rispetto allo scorso anno. Di questi, 1.208.000 saranno lavoratori assunti direttamente dalle imprese (con un incremento del 5,2% per i non stagionali e dell’11,6% per gli stagionali) e 87mila i contratti di somministrazione (-0,6%). Ammontano, poi, a circa 59mila i collaboratori con contratto a progetto e altri 35mila saranno i lavoratori non alle dipendenze (professionisti con partita IVA e collaboratori occasionali). Complessivamente, i collaboratori e i lavoratori non alle dipendenze si ridurranno del 7,3% rispetto allo scorso anno.

A questi flussi in ingresso si contrappone un volume ancora più rilevante di uscite previste nel corso dell’anno, stimate in circa 1.533.000 unità, di cui 1.464.000 dipendenti (interinali compresi) e circa 70.000 “atipici”, cioè collaboratori, professionisti e occasionali. Il saldo occupazionale complessivo nazionale dovrebbe quindi risultare negativo per circa 144mila unità, variazione determinata sostanzialmente dal lavoro dipendente e solo in parte controbilanciata da un saldo positivo dei contratti “atipici”.

Al settore agricolo si dovranno poco meno di 600mila entrate, nel 98% dei casi con contratti di lavoro stagionali, per i quali sono previste mediamente 95 giornate di lavoro nel corso dell’anno. L’industria (costruzioni comprese) dovrebbe attivare circa 226mila contratti (di cui 163mila relativi a persone direttamente assunte nelle imprese), mentre i servizi dovrebbero attivarne 566mila (di cui 450mila alle dipendenze).

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La Redazione

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