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L'Italia mangia sempre meno pasta ma all'estero i consumi volano

Sembra strano a dirlo ma è proprio così: in Italia è in calo il consumo medio di pasta. Già, parliamo proprio del prodotto alimentare per eccellenza del Made in Italy: basti pensare che nel 2004 il consumo era di 28 chili pro capite mentre nel 2013 siamo arrivati a 25,3. Dunque il taglio dei consumi è stato del 9,6% e di oltre l'1% nel confronto tra il 2012 e il 2013.

Sarà la crisi che ha portato a svuotare i carrelli nei supermercati (anche se la pasta rimane uno degli alimenti più economici sul mercato) ma anche i nuovi stili di vita che avanzano, basti pensare alle diete proteiche o a quelle che mettono al bando il glutine.

Chi lo sa, sarà forse una moda passeggera, ma in un Paese dove spesso ci piace guardare e imitare quello che succede in casa degli altri, su una delle nostre eccellenze facciamo retromarcia: i dati dicono che la quota di pasta esportata fuori dai nostri confini ha ormai superato il 55% della produzione nazionale crescendo del 5,4% rispetto al 2012. Stiamo parlando di un volume di oltre 1.900.000 tonnellate con Germania, Francia e Regno Unito principali importatori e altri paesi protagonisti di veri exploit come Cina (+41,7%) e Venezuela (+153,7%).

Questi numeri sono stati spiegati dall'Aidepi, l’associazione dell’industria del dolce e della pasta presieduta da Paolo Barilla che ha chiuso il bilancio del 2013 con dati in rialzo sia per il dolciario (+1,3% in volume e +1,9% in valore) che per quanto riguarda la pasta (rispettivamente +2,3% e + 0,2%),

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La Redazione

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